Pochi i sorrisi a Hockenheim per la seconda doppietta della Ferrari nel 2010.
Fonte:http://www.robertogurian.net/cabina-di-commento/gp-di-germania
Chi ha un minimo di conoscenza della storia delle corse, sa perfettamente che gli ordini di squadra sono sempre esistiti ed esisteranno ancora, a lungo. E che è stato perlomeno pretenzioso varare una norma che li proibisce in maniera esplicita, sull’onda emotiva di una vittoria regalata all’ultima curva da Barrichello a Schumacher nel Gran Premio d’Austria del 2002. Come abbiamo visto negli anni a seguire, per aggirare quest’ostacolo basta non dire chiaramente al pilota di lasciare la posizione, ma mandargli un messaggio in codice del tipo: “risparmia carburante”, “programma 1-2-2-1”, “massimo 16.000 giri” e così via, con il solo limite della fantasia e della plausibilità della comunicazione. Si può essere d’accordo con la FIA sul fatto che gli ordini di squadra sono mortificanti per chi li deve subire e che creano un’immagine negativa attorno alla Formula 1, come è successo nel Gran Premio di Germania. E non c’è dubbio sul fatto che alla Ferrari a Hockenheim siano andati un po’ oltre il messaggio in codice. Ma, evidentemente, la squadra di Maranello non deve avere avuto altra scelta che quella di utilizzare Rob Smedley, il tecnico di fiducia di Massa, per convincere il pilota brasiliano a lasciare il passo ad Alonso. Massa davanti ad Alonso, prima della discussa comunicazione via radio con i box Purtroppo per la Ferrari, la seguente serie di conversazioni tra il box e Massa ha a tratti sfiorato il limite del comico, soprattutto nel tentativo di consolare il pilota, ferito nel profondissimo del suo orgoglio con un trattamento da numero due. Purtroppo per Massa, le cifre parlano chiaro: viste le posizioni in classifica alla vigilia del Gran Premio di Germania, solo Alonso aveva qualche residua probabilità di vincere il titolo. E questo ha messo e mette la Ferrari con le spalle al muro. Con la F10 in ritardo di sviluppo e i piloti indietro in classifica, non è più tempo di essere al di sopra delle parti. Quasi certamente a Maranello avevano già deciso chi privilegiare in caso di necessità e di questo ne erano al corrente i piloti. Non si spiega altrimenti Alonso che parla via radio con i box e dice: “Questo è ridicolo”, riferendosi alla strenua difesa della posizione da parte di Massa dopo il pit-stop, quando aveva le gomme ancora fredde e la sua Ferrari sciacquava da una parte all’altra della traiettoria ideale in evidente crisi di aderenza. Massa ha avuto lì la facile occasione di obbedire a, non chiamiamoli ordini, ma piuttosto disegni di squadra. Ma non ha avuto la forza di resistere all’ego, che è poi quello che porta i piloti di correre e battersi per vincere anche contro il proprio fratello. Se si fosse fatto superare così, Felipe avrebbe fatto la quasi consueta figura del pivello con Alonso. Sicuramente applaudito e ringraziato dalla squadra, ma forse anche sbeffeggiato da chi è al di fuori della Ferrari. Massa e Alonso, poi, da quando si conoscono sono tutto meno che fratelli. Più che mai ora, nella più bella tradizione di rivalità tra compagni di squadra, nonostante tutto quel che possono dire Domenicali & C. Non serve nemmeno rivedere il rientro ai box di entrambi in Cina e la toccata di Silverstone per convincersene.
Nella rincorsa al titolo, la vittoria di Hockenheim era indispensabile per Fernando AlonsoViste le basi sulle quali poggia la norma che vieta gli ordini di squadra, sembra quasi ambiziosa la decisione della FIA di multare di 100.000 dollari la Ferrari. Comprensibilmente presa sull’onda emotiva delle critiche del pubblico e dei media, soprattutto di lingua anglosassone. Che però si sono presto dimenticati delle tante comunicazioni via radio con ordini di squadra incorporati che anche quest’anno sono arrivate ai piloti della McLaren (vedi Turchia) e a volte anche di Red Bull, con buona pace di quello che racconta il loro capo Christian Horner. Non si vede, infatti, come interpretare diversamente il comunicare al pilota che sta davanti di risparmiare benzina, se non si fa altrettanto con il compagno che lo segue a ruota, come è successo in Turchia mezzo giro prima del contatto tra Webber e Vettel. Nel caso della Ferrari l’ordine di far passare Alonso è stato più evidente ed esplicito, ma probabilmente reso inevitabile dall’atteggiamento di Massa. C’è comunque di peggio. Anziché chiudere subito la questione con l’ammenda già assegnata e/o un’immediata penalizzazione, la FIA rimanda il caso al prossimo Consiglio Mondiale, che potrà decidere per ulteriori squalifiche, il 10 settembre! Ossia il venerdì del Gran Premio d’Italia a Monza. A parte che per ogni tipo di infrazione ci dovrebbe sempre essere una sanzione corrispondente ed immediata, dobbiamo dunque ancora attendere lo svolgimento di altre due gare prima di una decisione definitiva su un caso che andava chiuso al più presto. E questo può far sorgere in alcuni il sospetto che i provvedimenti possano siano presi in funzione della posizione in classifica di chi lotta ancora per il titolo, nella più bella tradizione della lunghissima e non troppo rimpianta gestione di Max Mosley. Intanto, in attesa di ulteriori sviluppi, la Ferrari ha cominciato a scucire 100.000 dollari, ovviamente sperando siano l’unico prezzo da pagare per l’orgoglio di Felipe Massa.
