Motorsport articles
03/08/2010
Il cerchio del campione

“Avrei vinto passeggiando, senza la penalizzazione”. Come si può dare torto a Sebastian Vettel,

 Fonte:http://www.robertogurian.net/cabina-di-commento/gp-dungheria

eroe mancato del Gran Premio d’Ungheria? Purtroppo per lui, è anche solo colpa sua se una sicura vittoria si è trasformata in un terzo posto e in altro fine gara pieno di recriminazioni. Come a Sakhir, Melbourne, Shangai e Silverstone, un’altra pole-position del giovane tedesco della squadra più forte della Formula 1 non si è trasformata in vittoria. Alla fine del dodicesimo Gran Premio stagionale, il suo compagno Mark Webber è a quota 4 vittorie contro le sue 2, e Vettel è in ritardo di 10 punti in classifica nei confronti dell’australiano. Forse Sebastian comincia a chiedersi perché. Senza arrampicate sui vetri, la risposta è semplice: in Formula 1 ci vuole un insieme di elementi per chiudere il cerchio del campione. La sola velocità, per quanto importante, non basta di sicuro. L’esempio di Kimi Raikkonen è lampante, anche se il finlandese il suo titolo lo ha messo in bacheca, al primo anno di Ferrari. Se parliamo di qualità tecniche, per chiudere il cerchio bisogna sapere e volere lavorare con la squadra, sviluppare la macchina, interpretare i dati, usare il simulatore, scegliere le regolazioni giuste, decidere quali gomme e quando montarle, avere una corretta visione tattica della gara e, infine, conoscere i regolamenti per sfruttarne ogni piega. A maggior ragione in un’epoca nella quale sono complicati e c’è la “safety car” che incombe con la sua presenza al minimo pretesto utile, e magari anche inutile come all’Hungaroring. Per tutte queste cose un aspirante campione non può e non deve appoggiarsi solo sulla squadra ma essere pronto a decidere per primo ed evitare problemi, per quanto artatamente complicata sia la Formula 1 di oggi.
Una nuova pole di Vettel non si è tramutata in vittoria nel Gran Premio all’Hungaroring
L’ingenuità di Vettel a Budapest è stata evidente, così come la sua ignoranza in materia di regolamenti. Ingannato, ma questa non è una scusante, da una squadra che non solo non lo ha avvisato del pericolo di incorrere in una penalizzazione ma che gli ha anche probabilmente detto di rallentare almeno un po’ Alonso per favorire Webber al momento del suo cambio gomme. Alla faccia di ordini di squadra tanto ripudiati dalla Red Bull ma poi messi in pratica alla minima occasione, come d’altra parte è logico e naturale che sia, visti gli interessi economici in ballo. Dopo il Gran Premio d’Ungheria, l’impressione è che il cerchio da campione di Vettel non sia ancora chiuso, sia per questo motivo ma anche e soprattutto per certi comportamenti in pista e negli atteggiamenti fuori dall’abitacolo. Le sue partenze con chiusura dell’avversario sono comprensibili, ma poi alla fine si ritorcono contro di lui a livello di immagine e di risultati. Quanto agli atteggiamenti, non sembra più il fresco ragazzino che con la Toro Rosso e tanto entusiasmo dominò il bagnatissimo Gran Premio d’Italia del 2008.
Fuori dalla Red Bull, il paddock sembra sempre più felice per le vittorie di Webber
Lo si vede da come rifiuta le interviste, da certe dita alzate al momento sbagliato, come dopo avere centrato Webber in Turchia. Si capisce bene da fuori che ha la pretesa di essere la prima guida indiscussa della Red Bull, convinto di essere anni luce più veloce di Mark Webber. Giusta teoria, per i piloti che vivono di autostima, ma che deve essere incanalata con reazioni e comportamenti da campione. Invece Vettel fatica a nascondere atteggiamenti da bambino viziato, nonostante tutte le raccomandazioni di chi gli sta intorno. E non è un caso che i problemi alla Red Bull siano cominciati da quando Webber ha iniziato a stargli davanti. Il paddock della Formula 1 è di maggioranza anglosassone, questo va premesso, però forse non è un caso che fuori dalla Red Bull quasi tutti esultino e siano contenti se a vincere è Webber, uomo più maturo ma anche persona sempre gentile, disponibile e con i piedi ben piantati per terra. Per chiudere il cerchio del campione, Sebastian Vettel dovrebbe cominciare a prendere esempio dal suo compagno di squadra. Il resto probabilmente non gli manca, cominciando da una monoposto che contnua a far vedere i sorci verdi alla concorrenza, salvo rari momenti di intermittenza.

Continuando a parlare di campioni, è quasi incredibile come il cerchio di Schumacher si sia riaperto in modo drammatico dopo tre anni di inattività. Lo temevamo e lo abbiamo anche già scritto a dicembre, in tempi non sospetti. Non è probabilmente solo colpa sua, considerati gli sviluppi di una macchina progettata per Button. Al di là di prestazioni che non gli permettono più nemmeno di stare davanti al compagno di squadra, è comunque davvero triste vedere come Michael abbia potuto rischiare un grave incidente per difendere un decimo posto all’arrico. Allucinante poi è il fatto che dica di avere lasciato abbastanza spazio a Barrichello per permettergli di farlo passare, quando ci sono foto e riprese che mostrano che a più di 300 all’ora il povero Rubens è passato tra muro e Mercedes del tedesco con un margine massimo di 20 cm! Senza contare che poi il brasiliano ha dovuto fare l’autocross tra prato, canale di scolo dell’acqua e asfalto rischiando di perdere aderenza e avere comunque un incidente, magari coinvolgendo lo stesso Schumacher. Se questo non è cercare di buttare fuori pista un avversario, Michael dovrebbe dire cosa lo è dal suo punto di vista anziché accusare Barrichello di essere un lamentoso. Anche se comunque già lo sappiamo con i precedenti di Damon Hill ad Adelaide nel 1994 e di Jacques Villeneuve a Jerez nel 1997, per fortuna a velocità molto più basse. È in ogni caso quasi vergognoso che una manovra così pericolosa sia stata punita solo con l’arretramento di 10 posizioni sulla griglia di partenza della prossima gara. Non è bello pensarlo, ma siamo convinti che se non si fosse trattato di Schumacher, uno o più Gran Premi di squalifica sarebbero giustamente piovuti sulla testa del colpevole di un simile misfatto

Leave a comment